“Kill The Beat” è un brano che sembra riportare il rap alle sue origini. Cosa rappresenta per te l’Hip Hop oggi e come definiresti la tua visione del genere?
L’Hop Hop per me è sempre stata come una sorta di filosofia da seguire per vivere nel modo più corretto possibile. A livello culturale penso sia un genere che possa trasmettere molto anche a livello educativo. Come ogni cosa però bisogna saperne studiare bene i vari tratti senza cadere in estremismi o in superficialità varie. A oggi è forse il genere più ascoltato in Italia ma se dovessi dare una mia opinione generale non tutto ciò che emerge è ciò che meriterebbe di emergere ma meglio non dilungarmi troppo perché bisognerebbe parlare di tutti i meccanismi che ci sono dietro.
Nel singolo alterni napoletano e italiano. Quanto è importante per te utilizzare il dialetto nelle tue tracce?
In realtà è la prima volta che utilizzo il dialetto nelle mie tracce, in base ai feedback ricevuti la cosa sembra sia stata apprezzata e quindi non è escluso possa succedere ancora.
Hai collaborato con Dr.Gui per il beat di “Kill The Beat”. Qual è stato il processo creativo alla base di questa traccia?
Volevamo produrre qualcosa che potesse suonare Classic ma che allo stesso tempo non suonasse vecchio e con “Kill the Beat” spero di esserci riuscito.

Il brano è un dissing a te stesso. Come si è sviluppato questo concetto di “battaglia interna” e che significato ha per te?
Oltre ad essere un diss a me stesso è una sorta di sprone a non focalizzarmi sulle cose appariscenti della musica, mettendo in luce oltre a una serie di difetti che ormai eccheggiano nella scena musicale anche una sorta di battaglia interiore nel quale l’unico a pormi dei limiti, quindi il mio unico avversario, sono io.
“Kill The Beat” sembra anche un commento alla scena rap attuale. Qual è la tua opinione sull’evoluzione del rap in Italia?
Più che sulla scena rap, come anticipato, proprio sul mercato musicale a cui la scena stessa si è adeguata. Senza grossi investimenti o Talent, è ormai difficile emergere mantenendo una sorta di propria identità e non penso che tutto questo faccia bene alla musica in sé.

