“Sud Italia Freestyle” nasce da un percorso personale molto forte: quanto c’è della tua esperienza di detenzione in questo brano e quanto invece di ciò che vivi oggi?
C’è tutto: il mio passato e il mio presente. Ogni barra porta dentro di sé quello che sono stato e quello che sto diventando.
Hai iniziato a scrivere i primi testi musicali durante il 14 bis, in isolamento: cosa significava per te in quel momento mettere nero su bianco i tuoi pensieri?
È stato qualcosa di naturale. In quel contesto scrivere mi dava un senso di libertà che non avevo in nessun altro modo. Era come respirare, anche chiuso in tre metri quadri.
Molti rapper hanno iniziato dalla strada, ma tu porti anche il peso del carcere: cosa distingue, secondo te, il tuo linguaggio da quello di chi racconta la strada senza averla vissuta fino in fondo?
La differenza si vede subito. Nei testi o nei video puoi anche raccontare le stesse cose, ma quando conosci davvero una persona capisci se è reale o no. Oggi anche il ragazzino figlio di papà rappa di strada, ma appena lo incontri capisci che è solo un personaggio. E i personaggi, prima o poi, cadono.
Hai dichiarato «non giustifico, non piango: racconto». Quanto è importante per te la differenza tra testimonianza e giustificazione?
Io non mi sono mai giustificato e mai lo farò. Quello che ho vissuto mi porta a dire a un ragazzino: “Bro, lascia stare, non è vita per te”. A me interessa parlare chiaro e raccontare il vero, non ripetere cose sentite da altri.
Il freestyle è diventato un banger, un brano diretto: come è nato questo passaggio e cosa volevi trasmettere a chi ti ascolta?
Volevo solo rappare su quello che conosco davvero. Quando lo faccio, mi sento più forte di tanti che oggi hanno i numeri, perché quello che porto è vero, è real.
Nicky Savage e altri nomi della scena urban hanno apprezzato il tuo lavoro: quanto conta per te il riconoscimento da parte dei tuoi pari?
Conosco Nicholas, lo rispetto e ci stimiamo a vicenda. Lui è umile anche adesso che sta volando, e questo per me vale tanto. Non parliamo molto di musica, ma credo che si riconosca subito chi racconta il vero.
Il Sud è centrale nel tuo immaginario: che ruolo ha il legame con la tua terra e cosa significa per te rappresentarla attraverso il rap?
Per me è tutto. Sono salentino fino al midollo e ogni volta che rappo ribadisco chi sono e da dove vengo. La mia terra è la mia identità.
Oggi tanti giovani trovano nel rap un linguaggio che dà voce a frustrazione e bisogno di identità: pensi che “Sud Italia Freestyle” possa essere anche un messaggio per loro?
In parte sì. È un messaggio per chi non ha voce, per chi ha fatto errori e si trova in difficoltà. È un modo per dire: credici, ce la puoi fare.
Il videoclip ufficiale dà immagini forti al tuo racconto: quanto per te è importante il lato visivo nella trasmissione del messaggio?
Molto. Potrei limitarmi a rappare, ma voglio curare tutto: il suono e l’immaginario. Non ho bisogno di inventarmi un personaggio, perché io sono già così. Il video serve solo a mostrarlo.
Guardando avanti, come vedi il futuro di Saraso: più dischi, collaborazioni, live, o semplicemente continuare a raccontare la tua verità?
Voglio alzare sempre di più il livello: fare featuring importanti, portare la mia musica dal vivo. Ma la cosa fondamentale, è che ogni barra resti vera. Tutto quello che racconterò sarà sempre qualcosa che ho vissuto, visto o posso permettermi di dire. Perché il rap, per me, non è una fiction.

