OYOSHE tira fuori un disco che non gira intorno alle cose. Dentro ci sono barre, esperienza, cultura hip hop e una visione che prova a guardare oltre le mode del momento.

Tra produzioni elettroniche, boombap, strumenti suonati e featuring che mettono insieme pezzi importanti della scena italiana, il rapper napoletano costruisce un progetto che parla di generazioni, cambiamento e identità senza perdere l’attitudine da MC. Un album pensato per essere ascoltato dall’inizio alla fine, senza skip e senza scorciatoie.

Ci siamo fatti raccontare come è nato MILLENNIAL, cosa rappresenta oggi per lui e perché continua a credere che il rap possa ancora lasciare un segno.

 

“MILLENNIAL” sembra un disco molto più ampio del classico album rap. Quanto è stato importante costruire un vero concept?

Il concept è venuto fuori da se. Se vogliamo parlare proprio di un processo di costruzione, e quando dopo un bel po di provini registrati, inizio ad immaginare titoli di un ipotetico progetto, pensando a cosa si accosta di più a quello che ho vissuto durante il processo creativo, e cosa rappresenta la mia ultima produzione per me in quel momento. Quando abbiamo promosso il titolo “Millenial” era perche avevo molti titoli relativi a fattori generazionali. Con un team di aiuto siamo arrivati a conclusione che questo titolo rappresentava a pieno la mia musica in questo momento

Nel progetto convivono suoni elettronici, boombap e strumenti reali. Come hai lavorato alla direzione musicale?

Ho commissionato alcune produzioni, ma sempre avendo una gran supervisione della cosa, e iniziando di mio gran parte dei provini. I 2Ksub hanno svolto un ottimo lavoro dove sono stato molto meticoloso nelle richieste, ma con le prod di “Commè” e “‘O Rap è rivolto” hanno tirato due produzioni dal gusto elettro veramente incisive. Tutte le restanti portano la mia direzione tra uno studio o una casa e l’altra accompagnato da bravissimi musicisti che mi hanno aiutato a tradurre i groove che avevo in testa in musica e samples Library fatte da noi stessi!

Hai collaborato con artisti storici e realtà differenti della scena. Quanto conta ancora oggi il rispetto tra generazioni nel rap?

Per me tanto. Essere riuscito a guadagnarmi la partecipazione di artisti che stimo, che sono attivi e ancora attuali, per me è stato un motivo in più per far si che questo lavoro vedesse luce. Vengo da quando se mancavi di rispetto a chi stava da prima di te beccavi gli schiaffi.

Oggi sono cresciuto anche io, pretendo rispetto e so di sapermelo guadagnare, infatti oltre a connessione artistica con i partecipanti all’album, ho la fortuna di averci anche buoni rapporti umani, e questo è fondamentale perche voglio che nei miei album rientrino persone che hanno anche il piacere e l’onore di esserci, nonostante il mio rispetto per artisti più grandi di me resta invariato, anche davanti alla non disponibilità nel partecipare a una collaborazione, e lo sempre dimostrato a parecchi amici e colleghi o artisti di alto livello che stimo e che mi stimano altrettanto, e che spesso mi hanno risposto sinceramente “no” a una collaborazione per consapevolezze dei propri tempi e impegni, l’ho comunque apprezzato, alcuni di questi sono tra i miei rappers italiani preferiti e alcuni sono anche delle persone di spessore, e spero che un giorno ci sia possibilità di portare nella mia musica tanti altri rappers italiani che stimo tantissimo!

Il disco parla molto anche di società e cambiamento. Ti senti ancora parte di un rap che vuole lasciare messaggi?

Assolutamente si. Se non servo a cambiare le regole di mercato, proviamo a contaminare e influenzare per quelle sociali.

“COMMÈ” ha mostrato un Oyoshe molto diretto e provocatorio. Quanto rappresenta il mood generale dell’album?

Provocatorio, perchè consapevole. Parlo di cose che ho visto e vissuto e in molte cose qualcuno potrà sentirsi portato in causa, perchè molte vicende di vita sociali o anche nell’ambito musicale mi hanno portato a esprimere e condividere delle amarezze e a provocare di conseguenza. La traccia “Fascio” con Danno e Chicoria mi auguro possa far aprire gli occhi sul fatto che ancora oggi nel 2026 stiamo vivendo un paese con una forte infezione politica e chiusa, spero possa influenzare dal punto di vista umano più che di politica, perchè bisognerebbe basare quest’ultima su principi più umani che di materialismo. Ovviamente l’album mostra vari lati miei, dal piu provocatorio e sfacciato, al polemico fino ad arrivare al sensibile e sentimentale.

Cosa ti ha lasciato personalmente la lavorazione di “MILLENNIAL”?

Tanta esperienza e tanti errori professionali in passato mi hanno insegnato ad essere pratico e diretto. So quello che voglio fare musicalmente, a prescindere da quello che funziona, del fare questo mi affascina più il potenziale di poter essere influente e cambiare le regole del gioco. A Napoli sono stato tra i primi freestyler giovanissimi under 15 ad essere selezionato per una finale nazionale di un evento come il tecniche perfette. Da li ho capito che la forma era questa, stravolgere sempre e andare fuori dalle righe.

Se dovessi spiegare questo disco a chi non ti ha mai ascoltato, da dove partiresti?

Dal dirgli di prendere lo strumento che utilizza per ascoltare la musica. Da un app, o un lettore cd, o un sito web o addirittura un giradischi. Ascoltarlo e averne la sua percezione e smontarla e rimontarla ogni volta che lo riascolta, come faccio io stesso con la mia musica album dopo album. E soprattutto gli consiglierei di partire dalla prima, come ho sempre ascoltato io gli album, trovando a volte nella vita anche degli album con tracklist che definisco “unskippable”. Sogno di rientrare negli “Unskippable” delle persone che non saltano una traccia di un disco mio, vivendoselo e traducendoselo tutto dall’inizio alla fine secondo la sua visione delle cose.

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