Con Vita Lenta, Naesh propone un suono che unisce la profondità emotiva del rap con le influenze sofisticate di Jazz e Soul, guardando agli artisti che hanno fatto storia senza perdere il passo dei tempi moderni. Dal concerto di Erykah Badu all’Alcatraz di Milano ai beat contemporanei di RameBiz, l’artista racconta come è nato il sound del brano e come la collaborazione con il produttore abbia trasformato la sua visione musicale. Tra urgenza emotiva e pianificazione concettuale, Naesh esplora un modo di fare musica indipendente, sincero e autentico, dove ogni traccia diventa parte di un progetto più ampio.
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1. Vita Lenta ha un’identità molto precisa: come è nato il sound del brano e che direzione volevi prendere?
Sono un grande appassionato di musica Jazz e Soul. Ho sempre ammirato tantissimo artisti rap che hanno fatto risaltare queste influenze nei loro progetti. Le references sono i vari A Tribe Called Quest, De La Soul, Talib Kweli, The Roots. Qualche mese fa sono andato al concerto di Erykah Badu all’Alcatraz di Milano e mi sono goduto uno show incredibile dal vivo. Voglio andare verso quelle robe lì, con un sound che però sia fresco e rispecchi questi anni. Infatti comunque i beats di RameBiz hanno delle chiare influenze Trap.
2. Il tuo rapporto con il produttore RameBiz è ormai consolidato: come è cambiato nel tempo il vostro modo di lavorare insieme?
Beh ora lavoriamo molto più seriamente. Quando gli ho detto che avrei voluto fare un album ricordo che non era entusiasta, perché sa tutto lo sbattimento che questa cosa comporta. Venivamo entrambi da un periodo in cui eravamo fermi artisticamente, ma c’è stata la magia giusta che ci ha fatto chiudere il progetto relativamente in poco tempo. Ci siamo visti spesso ed ogni volta usciva qualcosa di interessante, perciò sapevamo che stavamo andando nella direzione giusta. È un album omogeneo, rispetto al passato abbiamo avuto le idee più chiare. Siamo andati verso il “concept album” che è una cosa a me molto cara e che non mi si toglierà mai. Non riuscirei a fare dei singoli fini a se stessi, ma vedo la realizzazione di un brano solo come un tassello all’interno di qualcosa di più grande.
3. Cosa ti ha insegnato questa collaborazione, sia a livello umano che artistico?
Beh io ed Elio (RameBiz) siamo amici da più di vent’anni. È un fratello. Questa collaborazione ci ha insegnato a venirci incontro senza buttare tutto all’aria. Spesso in passato litigavamo per delle cazzate legate alla musica. Questa volta abbiamo affrontato tutto in maniera più matura e professionale.
4. Quando lavori a un pezzo, parti più da un’urgenza emotiva o da una visione sonora?
Parte tutto da un’urgenza emotiva. Non avrei mai cominciato questo percorso artistico se non avessi niente da raccontare. Non è obbligatorio fare rap, se lo fai e non trasmetti niente è perché probabilmente non hai nulla da dire. Non mi sarei mai inventato un personaggio per inseguire il successo. Stare al centro dell’attenzione non è mai stata una mia priorità, anzi…
5. Lavorare con una figura di fiducia ti porta a sentirti più libero o più esposto nel processo creativo?
Devo dire che fare musica con degli amici è la cosa più bella che ci sia. RameBiz è il produttore con cui mi trovo meglio in assoluto perché abbiamo la stessa visione e dei gusti musicali molto simili. Un altro fratello con cui ho collaborato tanto, soprattutto in passato, è DJ Smooth. Lui essendo un po’ più grande di me è legato giustamente al sound con cui è cresciuto, però non escludo assolutamente la possibilità di collaborarci nuovamente. Proprio perché partiamo da una base umana molto importante.
6. C’è qualcosa che oggi fai in studio che qualche anno fa non avresti mai fatto?
Sì, ora registro le strofe “one take”. Scrivo anche in maniera diversa proprio per favorire questo tipo di registrazione e per permettermi di fare i pezzi live in maniera più naturale.

