Le prime sensazioni che lascia Overtime non riguardano neanche le barre o i featuring, ma l’atmosfera. Spillo Carnera costruisce un disco che odora di notturna siciliana, di sale, cemento, studio chiuso fino a tardi e periferia vissuta senza doverla romanzare. È un lavoro che si muove lentamente ma con intenzione, senza la frenesia tipica di tanta musica urban contemporanea.

La cosa interessante è che il disco non cerca mai il compromesso con il mercato attuale. Non ci sono ritornelli disperatamente costruiti per entrare nelle playlist né cambi di direzione forzati per inseguire il trend del momento. Overtime resta coerente dall’inizio alla fine e riesce a trovare il suo equilibrio tra hip hop classico, reggae, dub e influenze più elettroniche senza sembrare un collage di idee scollegate.

Anche la scrittura segue questa linea: Spillo Carnera preferisce immagini, riflessioni e storytelling a quella continua ricerca della punchline virale che oggi domina gran parte del rap italiano. Il risultato è un disco più adulto, a tratti amaro, che parla molto del tempo che passa e di cosa significhi continuare a fare musica quando l’entusiasmo adolescenziale lascia spazio alla realtà quotidiana.

Molto bene anche il lavoro collettivo dietro al progetto. The Elements, Promo l’Inverso e gli ospiti presenti nel disco riescono a mantenere compatta la direzione artistica senza snaturare il mood generale. Si percepisce chiaramente che dietro Overtime c’è ancora una mentalità da studio e da crew, più che da semplice strategia discografica.

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