Easy Blood è uno di quei dischi che non cercano di convincerti con effetti speciali, strategie strane o formule pensate per rincorrere l’algoritmo. Premi play e dopo pochi secondi hai già capito dove ti trovi: barre, beat pesanti, scratch e tanta voglia di fare rap senza stare a chiedere il permesso a nessuno. Michael The Skillerz, Tau, G.Love e Dj Erbo mettono insieme un progetto che suona compatto dall’inizio alla fine, come se i quattro avessero lavorato insieme da sempre. In realtà questa è la prima volta che si presentano come una formazione vera e propria, ma l’intesa che emerge lungo le dodici tracce fa pensare il contrario.

La cosa che colpisce subito è l’onestà del disco. Easy Blood non prova a sembrare qualcosa che non è. Non cerca la hit estiva, non cerca il ritornello costruito per TikTok e non prova nemmeno a strizzare l’occhio a chi normalmente non ascolta questo tipo di musica. È un album che sa perfettamente a chi vuole parlare e proprio per questo riesce a risultare credibile. C’è una differenza enorme tra chi fa rap perché funziona e chi lo fa perché ne è innamorato. Qui quell’amore si sente in ogni pezzo.

Le produzioni di G.Love sono il collante perfetto dell’intero lavoro. I beat hanno carattere, atmosfera e soprattutto personalità. Non sono semplicemente basi su cui rappare, ma ambienti nei quali le strofe prendono vita. C’è un gusto cinematografico che accompagna gran parte dell’ascolto e che richiama perfettamente l’immaginario da cui nasce il titolo del progetto. Le batterie spingono forte, i campioni sono scelti con cura e tutto contribuisce a creare un clima che rimane coerente dall’inizio alla fine.

Dal punto di vista lirico Michael The Skillerz e Tau si completano molto bene. Hanno approcci differenti ma riescono a trovare un equilibrio naturale. Da una parte c’è fame, energia e voglia di dimostrare il proprio valore, dall’altra c’è un lavoro continuo sulle immagini, sui riferimenti e sulle citazioni che aggiunge profondità ai brani. Nessuno dei due cerca di sovrastare l’altro: il disco funziona proprio perché ogni elemento trova il proprio spazio senza trasformarsi in una gara interna.

Anche Dj Erbo merita una menzione particolare. In un periodo in cui spesso lo scratch viene trattato come un dettaglio decorativo, qui torna ad avere un ruolo centrale. Non è nostalgia, ma una scelta precisa che contribuisce a dare identità al progetto. E fa impressione pensare che dietro i piatti ci sia un artista così giovane, già capace di muoversi con personalità e sicurezza all’interno di un contesto che richiede competenze molto specifiche.

Le collaborazioni sono numerose ma non appaiono mai forzate. Anzi, rafforzano ulteriormente il senso di comunità che attraversa tutto il disco. Il banger con Jack The Smoker funziona alla grande, mentre il mega cypher con tutti gli ospiti rappresenta probabilmente il momento più simbolico dell’intero progetto: una fotografia di una certa scena, di una certa attitudine e di un certo modo di vivere il rap che continua a esistere lontano dai riflettori principali.

La sensazione finale è quella di avere tra le mani un disco realizzato senza compromessi. Non perché sia ostile o chiuso verso l’esterno, ma perché nasce da una visione chiara e non sente il bisogno di modificarla per inseguire qualcosa. Easy Blood non pretende di piacere a tutti e forse è proprio questo il suo punto di forza. È un lavoro costruito da persone che conoscono profondamente la cultura da cui provengono e che hanno deciso di metterla al centro senza filtri.

In un panorama in cui spesso si parla di autenticità come slogan, Easy Blood prova semplicemente a metterla in pratica. E alla fine dei conti è proprio questo che rende il disco una delle uscite underground più convincenti degli ultimi mesi.

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