Nuovo artista della scena Urban Bolognese: Leorotu è un giovane artista da poco fuori con Fiamma, il suo primo singolo ufficiale. Il pezzo è una fusion trap-urban e parla di amore, passione, sofferenza e molti temi importanti per i giovani di oggi. Prodotto nello studio che lui stesso a co-fondato, è in tutti gli store digitali. In questa intervista scopriamo di più su Leorotu e la sua musica!

Come ti sei avvicinato alle sonorità urban e trap?
Grazie a un mio amico, direi più di un amico, che un bel giorno, in un parco, sì è seduto di fianco a me e ha iniziato a spiegarmi tutta la storia del rap italiano, arrivando poi ai giorni d’oggi, col fenomeno della trap. È stato lui a farmi scoprire queste sonorità e non lo ringrazierò mai abbastanza perché mi ha aperto un mondo, un mondo a me sconosciuto. Con lui ho poi fondato lo studio di registrazione IV Label in cui passo la maggior parte delle mie giornate e scrivo la maggior parte delle mie canzoni tenendo sempre conto però delle preziose lezioni che mi hanno lasciato gli artisti che ascoltavo prima.

Qual è il tuo background musicale? Cosa suoni e cosa ascolti?

Come ho già detto prima io provengo da sonorità molto diverse, parliamo di anni 60, 70 e 80 con qualche contaminazione pop un po’ più recente, primi anni duemila, che mi hanno portato a voler imparare a suonare chitarra e ukulele. Ho iniziato invece ad ascoltare rap e trap da relativamente poco, circa 3/4 anni, quindi sono stato letteralmente invaso da questi generi e sono andato a recuperarmi tutti i grandi classici del caso non lasciando indietro niente per essere al corrente dell’evoluzione che questi ultimi hanno subito. Ora come ora ascolto un po’ di tutto, sia vecchio che nuovo, preferendo sempre però un testo ricco di significato accompagnato da una melodia che ti tenga lì e che ti faccia venire voglia di ascoltare il pezzo più e più volte. Se dovessi fare dei nomi direi che gli artisti che preferisco sono Marracash, Izi e Nayt, ma ce ne sarebbero tanti altri.

Come nasce il pezzo Fiamma? Che giorno ti sei messo a scriverlo?
Il giorno preciso non me lo ricordo, ma come sempre arrivai in studio e accesi il pc in cerca di qualcosa di nuovo su cui poter scrivere e mi sono imbattuto così in quello che era un primordiale beat di Fiamma, fatto la sera prima dal mio amico e me ne sono subito innamorato. La prima parola che mi venne in mente fu fiamma e da lì poi scrissi le prime quartine, con un flow che mi richiamasse un po’ la drill. Le feci ascoltare al mio amico e, da quanto eravamo gasati, non ci alzammo dalla sedia fin quando il pezzo non fu terminato, un bel lavoro di squadra.

Mi dici dello studio che hai fondato?
Si può dire che sia nato per gioco, è un’idea che è venuta in mente al mio amico che, credendo in me e nel potenziale degli altri ragazzi e avendo una stanza disponibile in casa sua, ha tirato su quella che è poi diventata la mia seconda casa, IV Label, non lo ringrazierò mai abbastanza per questa opportunità. Il nome dello studio è dedicato al luogo in cui sorge cioè Quarto Inferiore dove la maggior parte dei ragazzi dello studio abita. Quasi tutti hanno anche il simbolo IV tatuato e, se mi porterà bene, me lo farò tatuare anch’io.

Cosa ne pensi della scena rap urban di Bologna? Ti ci senti legato o guardi più ad altre realtà?
No non mi ci sento troppo legato anche perché io non faccio rap, lo lascio fare a chi ha una voce più adatta, però è pur sempre la mia città, con dei grandi artisti alle spalle che hanno contribuito a fare la storia della musica italiana e delle due mi sento molto più legato a loro e a quello che ci hanno lasciato che alla scena Urban di adesso, nonostante l’apprezzi parecchio.

Hai anche un disco in cantiere?
Sì, sarà un concept album da non so ancora quante tracce, ma non vedo l’ora di terminarlo e farlo uscire. Spiegherà la mia storia, i motivi per cui sono finito a scrivere canzoni e tratterà temi a me molto cari facenti tutti parte del mio passato che considero diverso rispetto a quello della maggior parte degli artisti di oggi. Anche le sonorità saranno differenti da quelle di adesso, con contaminazioni provenienti da anni 60, 70 e 80.

Share Button