Met Fish non è uno di quegli artisti che rincorrono il trend del momento. In Anamnesi c’è invece la volontà di fermarsi, guardarsi dentro e trasformare emozioni spesso scomode in musica.

L’EP si muove tra sonorità malinconiche, momenti più aggressivi e una scrittura che mette al centro conflitti interiori, relazioni complicate, perdite e seconde possibilità. Quello che colpisce è la sensazione di trovarsi davanti a un progetto sincero, costruito senza la necessità di inseguire formule già collaudate. Le produzioni, affidate a nomi diversi, riescono a mantenere un’identità compatta, alternando atmosfere cinematografiche, influenze boom bap e soluzioni più moderne.

Brani come Caino e Abele e Replay mostrano la capacità di Met Fish di raccontare fragilità e contraddizioni senza risultare forzato o eccessivamente drammatico.

Anamnesi non è un disco pensato per chi cerca evasione immediata o ritornelli usa e getta: richiede attenzione e qualche ascolto in più per essere assimilato davvero. Proprio per questo rappresenta una proposta interessante all’interno di una scena dove spesso l’apparenza conta più del contenuto. Un lavoro personale, coerente e capace di lasciare qualcosa anche dopo l’ultima traccia.

 

 

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